di Vincenza de Iudicibus
ROMA (13 agosto) - Sono passati sedici mesi da quando Carmela volò dal settimo piano di un palazzo nel popoloso quartiere Paolo VI di Taranto. Subito si parlò di suicidio. Ma il gesto della ragazzina, 13 anni appena, fu il tragico epilogo di un periodo di grande sofferenza cominciato alcuni mesi prima. Allontanatasi da casa a novembre del 2006, Carmela era stata trovata dopo quattro giorni dal padre, Alfonso Frassanito. Le visite in ospedale rivelarono che la bambina era stata drogata con anfetamine e violentata. Un punto di non ritorno per Carmela la cui vita, come dice Frassanito, «è stata breve e sfortunata».
Carmela. Aveva perso il papà quando aveva appena un anno, poi la mamma Luisa Maiello si era sposata con Alfonso, venditore al mercato, che a Carmelina aveva voluto sempre bene come fosse figlia sua. Luisa e Alfonso le avevano regalato anche due fratellini. E’ lui a ripercorrere gli ultimi mesi di vita di “sua figlia”. Dall’allontanamento da casa al volo dal settimo piano in cui lei se ne andò per sempre. «Carmela aveva denunciato i suoi aggressori, alcuni minorenni e un maggiorenne – dice – Contro la volontà mia e di sua madre, era subito partita la procedura per affidarla al centro “L’Aurora” di Lecce. Ci dissero di fidarci, che la bambina sarebbe stata in buone mani. Notammo dopo un po' di tempo che qualcosa non andava. Carmela in quel posto non ci voleva stare, avrebbe preferito stare a casa con noi, ma non era solo questo. I medici ci assicuravano che tutto era sotto controllo. Solo dopo avremmo scoperto che in realtà la bambina era stata sottoposta a una cura di psicofarmaci. Che da quel posto era scappata due volte». Dopo circa tre mesi Carmela viene trasferita al centro “Il Sipario” di Gravina di Puglia: «Qui sembrava che le cose andassero meglio. I medici ci avevano però confermato, dopo l’arrivo delle cartelle di Carmela da Lecce, che la bambina era stata sottoposta a una cura di psicofarmaci e che non si poteva smettere d’un colpo. Che avrebbero dovuto diminuire le dosi poco a poco. Nel fine settimana andavamo a prenderla e la portavamo a casa. Ero io stesso a darle i farmaci: En e Haldol».
Poi, la domenica del 15 aprile 2007, Carmela disse che andava al bagno. E invece volò dal settimo piano di casa sua: «Si è sempre detto che è stato un suicidio – dice Frassanito – Il corpo in strada era lontano dal palazzo, il che non sarebbe accaduto se si fosse trattato di una caduta. Ma noi non escludiamo che possa anche essere cascata giù, era sempre così stordita dai farmaci che prendeva. E poi una delle sue scarpe fu ritrovata al quarto piano del palazzo. Il che fa pensare che il suo corpo possa aver urtato durante la caduta».
La mamma e il papà di Carmela non si rassegnano, vogliono che sia fatta giustizia: «Ma le istituzioni ci hanno abbandonato», dicono. Prima dei quattro giorni lontano da casa Carmela aveva raccontato ai genitori dell’interessamento nei suoi confronti da parte di un giovane sottufficiale della Marina. Ma nei suoi confronti la polizia non aveva trovato riscontri per avviare un procedimento penale. «Lui aveva ammesso di aver incontrato la bambina diverse volte – dice Frassanito – Salvo poi ritrattare in sede di interrogatorio. Lo vedevamo davanti alla scuola media Frascolla, sempre accanto a ragazzini. Continuava a passare sotto casa nostra, per noi era una provocazione. In città era conosciuto come "il pedofilo di San Vito". Con lui sono arrivato più volte anche allo scontro fisico. Diverse persone dissero di averlo visto varie volte vicino a nostra figlia».
Saranno sottoposti a processo il prossimo 1 ottobre due dei minorenni denunciati, le cui confessioni sono state però «camuffate come prestazioni consenzienti. Molto probabilmente - dice il papà di Carmela - Si concluderà con una condanna ridicola, facendo passare ancora una volta Carmela come quella che “ci stava”, mentre era solo una bambina». In tutta questa dolorosa vicenda il padre di Carmela dà la colpa alle istituzioni per la loro lentezza, e ai medici di quell’istituto in cui Carmela era stata rinchiusa, che le avrebbero somministrato pesanti dosi di psicofarmaci. «Strano è che l’autopsia non abbia riscontrato l’uso di quei farmaci, la cui somministrazione a Carmela è ampiamente dimostrata dalla presenza di documenti scritti», dice.
Per i genitori di Carmela la lotta continua. «Non potevamo restare a guardare gli aggressori di nostra figlia che giravano liberamente. C’era poi chi aveva accusato me di chissà quali azioni, non essendo io il padre naturale di Carmela». Quindi la decisione di lasciare Taranto e trasferirsi a Napoli, città in cui la mamma di Carmela era nata e dove con difficoltà assieme al marito e alle due bimbe tenta di ricominciare. «Carmela non può essere dimenticata. E se le istituzioni non daranno la risposta che ci si aspetta non abbimo intenzione di arrenderci».
L’associazione “IoSòCarmela”. Il 15 aprile 2008, un anno dopo la tragedia, Alfonso e Luisa decidono quindi di dare vita all’associazione “IoSòCarmela”, come la frase che la ragazzina pronunciava quando voleva attirare l'attenzione. L'associazione si occupa della tutela dei diritti umani e civili della famiglia e dei minori: «Questa tragica esperienza ha fatto nascere in noi la voglia di lottare ad ogni costo per ottenere giustizia e dare un senso alla morte di nostra figlia Carmela, di mettere il nostro vissuto a disposizione delle purtroppo tantissime altre Carmele e delle loro famiglie, affinché non accada più quello che è successo a noi». In collaborazione con il comitato Giù le mani dai bambini abbiamo aderito al progetto, “scuole protette”. A settembre partiremo nel teritorio di Napoli per avviare dei sondaggi ed elaborare progetti diversi secondo le esigenze dei vari istituti. L’11 ottobre a Napoli terremo invece uno spettacolo presso il teatro Totò, in cui sarà rappresentata una storia di abusi su minori della compagnia teatrale “La Fiumara” di Firenze. Sarà un’occasione per farci conoscere, presentarci al pubblico. Sul sito internet dell’associazione è stata poi avviata una petizione dal titolo “Controlliamo i controllori”, che ha lo scopo di proporre una sorta di Osservatorio nazionale che vigili e controlli i servizi sociali, affinché vengano garantiti con i fatti tutti i diritti umani e civili che molto spesso vengono calpestati proprio da coloro che sono preposti alla loro tutela. «La funzione principale di questo Osservatorio - si legge - deve essere quella di vigilare e controllare la reale professionalità degli addetti di questo servizio ed il regolare e doveroso rispetto della giustizia e dei diritti umani e civili delle famiglie e dei minori, e nei casi in cui venga riscontrato il contrario, denunciare subito quanto riscontrato alle sedi preposte per prendere i provvedimenti del caso».
Tra le diverse segnalazioni che ci sono giunte, scelgo di segnalare questa perchè raggruppa in sè tutta una serie di ingiustizie che ci fanno comprendere che a volte (sempre più spesso, purtroppo) sono più assurde e dolorose le conseguenze di essersi rivolti alle Istituzioni per denunciare ed essere tutelati di quelle provocate dagli abusi e dalle violenze subite.
E' assurdo quanto accaduto a questa donna, ma ancora più assurde sono le Istituzioni che si sono occupate di questo caso, per carità la mia non è una presa di posizione generica e preconcetta contro tutti coloro che fanno parte ed operano per conto di esse, e sono assolutamente convinto che tra di loro ci siano persone di tutto rispetto e che svolgono i loro compiti con professionalità e coscienza, certamente lo è direttamente contro i servizi sociali in questione ed in particolare direttamente contro gli assistenti sociali che hanno seguito questa vicenda.
Queste vicende ci confermano che la nostra lotta per la riforma di questi servizi sociali e soprattutto sul loro controllo non può e non deve fermarsi.
Un ultima considerazione, non meno assurdo è il comportamento di alcune Associazioni, che dapprima illudono, incoraggiando alla denuncia, rassicurando le vittime e poi le abbandonano al loro destino, rifiutandosi addirittura di fornire una semplice relazione, nascondendosi dietro il più classico dei detti tipicamente "ITALIANI" ......."NON E' COMPITO NOSTRO".
PERCHE'??????
Lo sfogo di Gabriella (nome di fantasia) - sabato 2 agosto 2008
I marescialli, gli ‘insistenti’ sociali ti guardano come se fossi una scocciatura. In fondo ci sono cose ben più gravi di cui preoccuparsi. In genere ti chiedono: “Ma LEI cosa faceva per scatenarlo in questo modo?” Già, IO cosa facevo.
Chissà, scuocevo la pasta, non allineavo gli asciugamani? Non eseguivo il decalogo dei comportamenti che lui mi imponeva? Ero troppo stupida? Me lo diceva sempre anche lui... io ci ho pure creduto... ma anche se fosse... meritavo quell’inferno?
E’ possibile, ammissibile, giusto, condivisibile che CI venga chiesto “Perché?” Sapete cosa signifi ca Perché? Signifi ca: la ragione per cui, il motivo per il quale. Ragione e Motivo.
Due parole fortissime, importanti. Esiste un motivo che giustifi chi un uomo che picchia la compagna? Esiste una ragione socialmente, giuridicamente ammissibile? E’ una domanda umiliante, come umiliante, ai limiti della decenza in certi momenti, sono le reazioni dei medici, dei marescialli, delle strutture che promettono sostegno e aiuto, ma che poi svaniscono.
Il perché va chiesto a lui, ai LUI, sino allo sfi nimento, sino allo shock anafi lattico da reazione. Perché ci mettete nelle condizioni di dover giustificare quei momenti? Il perché, le ragioni che LUI aveva per picchiare, umiliare, fratturare, non esistono. Non esistono. Non esistono.
Io mi sentivo annichilita. Le fratture si saldano, i lividi ci mettono più o meno otto giorni a sbiadire, ma le parole che straziano la mente e il cuore no. Te le porti dietro, ti fanno ansimare in previsione del prossimo incontro col maresciallo, col giudice, con l’assistente-insistente sociale. Trafi le infi nite per dire sempre le stesse cose, con sempre più stanchezza e sempre meno convinzione di aver fatto davvero la cosa giusta. Sì certo, questi individui sono frustrati, ottusi, esercitano il loro dominio sulle compagne che giudicano oggetti non pensanti, eredi di culture medievali che ancora sopravvivono.
E’ la cultura del perché che le fa sopravvivere, la cultura dell’alibi culturale. Io sono in attesa del processo, la trafi la l’ho fatta. Voi lo sapete bene, avete dedicato un trafi letto alla mia storia. La bile l’ho ingoiata tutta, le lacrime essiccate. Avevo chiesto al Tribunale dei Minori, vista la gravità dei fatti compiuti in presenza di mia fi glia, il decadimento della Patria Potestà. La sentenza: non ha picchiato direttamente la bambina, quindi non si può escludere che sia un padre capace. Ho capito: la genitorialità è una questione di mira, come alle Olimpiadi: mirava bene, gli occhi neri li ha fatti solo a me (per fortuna), è un potenziale buon padre. Poco importa quali saranno i messaggi che un uomo violento inevitabilmente trasmetterà ad una piccola futura donna: sei un sacco da pugilato, tesoro. Se non ti comporterai bene, dovrai essere corretta.
Avevo chiesto al Telefono Rosa una relazione sulla mia richiesta di aiuto, da presentare al giudice come atto documentario.
Non la fanno, non è compito loro. Ho chiesto al Telefono Rosa di costituirsi con me parte civile, per sostenermi in quella causa che tanto avevano caldeggiato. Hanno detto di no, e non ho neppure capito bene il perché.
Ma una società civile, rappresentata dall’autorevole opinione dei Tribunali, può davvero tollerare? Con questa superfi cialità? Eppoi fanno la Pubblicità progresso... mapperpiacere!!! Che senso ha, VI chiedo, che le associazioni di supporto NON rilascino dichiarazioni, relazioni utili, non affi anchino fi no in fondo??? Che senso ha, chiedo, che le misure restrittive nei confronti dell’indagato scadano dopo sei mesi, come una bottiglia di latte UHT? E il processo inizia ad ottobre... fra 7 mesi. In questi 7 mesi si potrà di nuovo avvicinare a me, alla mia casa, al luogo in cui lavoro. E’ un uomo libero, mi dicono.
C’è la presunzione di innocenza. Ma pensa. Quando io ho sgranato tanto d’occhi, un poliziotto mi ha detto: «Semmai cerchi di evitarlo, cambi strada». Ah, giusto.. LUI è un uomo libero, IO no. IO devo cambiare strada, fare attenzione. Eggià. Grazie. E io quando tornerò ad essere una donna libera?
Io, che non sono maresciallo, né psicoterapeuta, né giudice, né assistente sociale (vivaddio) dico: Libero Arbitrio. Libero Arbitrio. Anche lui poteva scegliere di non stringere le mani attorno al mio collo, poteva fermarsi quando infi eriva su di me a calci e pugni, poteva uscire sbattendo la porta, poteva fare altre mille cose. Non l’ha fatto. E io? Potevo restare là, a prenderle fi nché non mi avesse massacrato. Del resto che altro conoscevo?
Libero Arbitrio. IO ho detto di NO. Ma ho fatto bene? Mi pento ogni minuto della querela, ogni minuto. Fra qualche mese mia fi glia se ne andrà nei week end con il padre reso autonomo da due assistenti sociali tronfi del loro pensiero liberale, due tizi che l’argomentativo orale l’hanno dilaniato in un vuoto di ragione, in un turbinio di frasi senza senso che rimbombano nelle mie orecchie. O fai come dicono loro o fai come dicono loro. “E’ pur sempre suo padre”; “In fondo in Consultorio si comporta bene”: “Era violento con lei, non con la bambina, tutto sommato” . Ed io non dormo più.
E che ora non Dio, ma l’aula del Tribunale, abbia pietà di me.
Tanti auguri davvero Donne.
Passato l’8 marzo. Anche quest’anno, nonostante il gran clamore della Campagna Anti-violenza, sento l’inutilità di questa data. Ho avuto anche io un compagno violento... quattro anni di insulti, aggressioni verbali, fi siche: mi ha fratturato lo sterno salendomi sopra con il piede... il coccige a calci, mentre io a terra ero raggomitolata... occhi neri, contusioni. Ma non è per elencare le miserie della mia vita che scrivo...
Anche perché non mi sento una vittima: se avessi avuto più coraggio, meno vergogna, meno paura, avrei presentato prima le querele... e se avessi saputo l’inferno del dopo querela, sarei fuggita in una grotta del Kashmir.
Ed è qui che sta il punto: il Telefono Rosa supporta per un periodo limitato e sprona alla denuncia. Tutti dicono: «Abbiate coraggio, uscite allo scoperto, vi proteggeremo, vi aiuteremo».
Sì. Io l’ho fatto. Del resto non potevo farne a meno. Miavrebbe uccisa, la volta successiva. E non è un’iperbole.
Fate attenzione voi che gridate allo scandalo, che vi indignate per ciò che subiscono alcune donne all’interno delle mura domestiche. Fate attenzione a dare speranza, perché nei fatti non c’è. State zitti, abbassate gli occhi. In ospedale si incontra un medico attento, forse due. Tutti gli altri: ti guardano con compatimento e dimostrano una sensibilità professionale sottozero: il traumatologo che mi ha visitato mi faceva delle domande. Io ero confusa, rispondevo a monosillabi. Mi ha detto: “beh, quante storie per due “patele" in famiglia. Sembravo Primo Carnera dopo un incontro.
COMUNICATO STAMPA DEL 01/08/09
Dopo la ferma presa di posizione del Senato, cinquanta Onorevoli di opposizione e maggioranza presentano un’interrogazione urgente al Ministro Fitto, discussa oggi in Aula a Montecitorio: chiedono il ritiro immediato del ricorso del Governo contro le leggi regionali su psicofarmaci e bambini.
L’On. Binetti: “gli psicofarmaci ai bambini devono essere l’extrema-ratio, ed i paletti di carattere etico devono essere rigidissimi, perché parliamo di minori. Il ricorso del Governo è strumentale:
il Ministro Fitto deve intervenire immediatamente per revocarlo, le Regioni hanno il diritto di legiferare. E la risposta data oggi in Aula è del tutto interlocutoria, quindi vogliamo incontrare di persona
il Ministro Fitto quanto prima per trovare una soluzione”.
Roma – Dopo il Senato, anche la Camera dei Deputati prende posizioni di totale censura rispetto al ricorso presentato dal Governo contro le prime leggi sul tema della disinvolta somministrazione di psicofarmaci ai bambini, approvate in Piemonte e Trentino. In un’interrogazione “collegiale” urgente al Ministro per gli affari regionali Raffaele Fitto, cinquanta Deputati di entrambi gli schieramenti chiedono conto di un comportamento “che non è orientato a tutelare al meglio i piccoli pazienti dalle possibili somministrazioni disinvolte di questi discussi prodotti farmacologici”. L’Onorevole Paola Binetti, che ha coordinato l’azione di civile ma ferma protesta, ha dichiarato: “il ricorso del Governo è totalmente strumentale, perché si contesta il fatto che le Regioni non possano stabilire l’obbligo del consenso informato da far firmare ai genitori prima di somministrare psicofarmaci ai bambini, poiché tale obbligo non è previsto sul piano nazionale, e si creerebbe una difformità, mentre invece l’obbligo di consenso informato esiste eccome in Italia, da oltre un anno, quindi il ricorso non ha ragione di esistere, ed ottiene come unico risultato quello di mettere i bastoni tra le ruote a Regioni virtuose e sensibili alla difesa del diritto alla salute dei bambini. Se passasse la linea del Governo, saremmo all’assurdo: le famiglie non avrebbero più diritto di scegliere ciò che è meglio per i propri figli. E’ ovvio che il ruolo del medico è fondamentale, ma è altrettanto ovvio che al centro di tutto c’è sempre la famiglia, e questo non è neppure lontanamente da mettere in discussione, specie su scelte così delicate come somministrare un prodotto psicoattivo ad un bambino piccolo. La risposta data oggi dal Ministero in Aula a Montecitorio è vaga, inadeguata e di circostanza, ma ritengo che il Ministro possa essere disponibile ad un incontro per trovare una soluzione concreta e definitiva a questo ‘pasticciaccio’, nel solo interesse dei piccoli pazienti”. Luca Poma – giornalista e portavoce nazionale del comitato di farmacovigilanza pediatrica “Giù le Mani dai Bambini” (www.giulemanidaibambini.org) ha dichiarato: “dopo il Sen. Carrara al Senato, alla Camera si è attivata con grandissima energia l’On. Binetti, siamo grati a questi politici che si dimostrano in grado di guardare oltre gli steccati ideologici e lavorare nell’interesse superiore dei minori. Ora la parola è al Ministro Fitto: facciamo appello alla Sua sensibilità per risolvere il problema ritirando il ricorso”.
Nel frattempo - a margine della sessione dell’altro giorno in Commissione Affari Sociali alla Camera dei Deputati - prosegue tra i membri della Commissione il dibattito sul Progetto di Legge nazionale a firma di Mariella Bocciardo (PdL) ed altri, per normare sul piano nazionale questa delicata materia. L’Onorevole Bocciardo ha recentemente dichiarato al nostro Comitato che intende lavorare per portare il Progetto di Legge in aula entro la fine dell’anno, esercitando tutta l’influenza Sua e dei colleghi firmatari del testo, per garantire un’approvazione il più rapida possibile di questo strumento legislativo, che porterebbe l’Italia ed essere all’avanguardia in tutta Europa su queste delicate tematiche.
ARRESTI ALL’AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO:
PIOGGIA DI INTERROGAZIONI URGENTI IN PARLAMENTO
Presentate solo negli ultimi 2 giorni 3 interrogazioni Parlamentari urgenti
al Ministro della Salute (Picierno, Carrara & Negri), almeno altre 2 in arrivo:
in relazione alle accuse di corruzione contestare dalla Magistratura, richiesta l’immediata pubblicazione dei rapporti finanziari diretti ed indiretti di tutti i dirigenti
e funzionari AIFA con le multinazionali del farmaco.
Contestata anche l’autorizzazione AIFA alla somministrazione ai bambini del Prozac:
il prodotto è pericoloso per i minori, l’agenzia poteva interdirlo in Italia ma non l’ha fatto.
ROMA – Nei giorni scorsi la Procura di Torino ha confermato di aver effettuato 8 arresti con l'accusa di corruzione nel settore farmaceutico, due dei quali funzionari dirigenti dell'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), tra cui il rappresentante dell’Italia presso l'Agenzia Europea del Farmaco (EMEA). L’ipotesi di reato riguarda casi gravi e ripetuti di corruzione, per aver alterato l'iter di autorizzazione all'immissione in commercio dei farmaci (che viene rilasciata in via esclusiva dall'AIFA). Tali casi risultano confermati – secondo la Magistratura - da numerose intercettazioni audio e video, che documentano anche scambi di mazzette di denaro. A distanza di pochi giorni, il Parlamento è investito della delicata questione, a seguito di una serie di interrogazione Parlamentari urgenti a firma del Ministro ‘ombra’ dell’opposizione On. Pina Picierno, del Senatore di Maggioranza Valerio Carrara (PdL) e del Senatore di opposizione Magda Negri (PD). In tutte le interrogazioni si chiama a rispondere il Ministro della Salute, richiedendo – oltre ad una sollecita indagine interna - anche di disporre con un apposito decreto che tutti i dirigenti, funzionari e consulenti esterni dell’AIFA siano obbligati a rendere noti, com’è già uso in molti paesi Europei, tutti i rapporti finanziari e di altro genere, diretti od indiretti, con le aziende del settore farmaceutico, anche nell’interesse dell’immagine della Pubblica Amministrazione, gravemente compromessa agli occhi della cittadinanza da questi gravi scandali. Il Ministro dovrà anche riferire in Parlamento sul perché, nonostante nel corso dell’anno 2007 sia stata avanzata a più riprese all’AIFA da parte del Comitato “Giù le Mani dai Bambini” (www.giulemanidaibambini.org) la richiesta di procedere alla contestazione in sede Europea dell’autorizzazione - rilasciata l’anno scorso a marzo - alla somministrazione di Prozac© ai bambini, l’agenzia non abbia provveduto in tal senso. La richiesta di revisione dell’autorizzazione era seriamente motivata dalle prese di posizione critiche di una parte significativa della comunità scientifica nazionale, e soprattutto da recentissime pubblicazioni scientifiche che sollevano dubbi seri sull’efficacia di questo psicofarmaco sui bambini, a fronte di preoccupanti effetti collaterali sugli organismi in via di sviluppo. Il Codice Farmaceutico – che è Legge dello Stato - consente tale presa di posizione (art. 43: “l’AIFA può non approvare il rapporto di valutazione sul farmaco, comunicando la motivazione approfondita della propria posizione all’EMEA ed all’industria farmaceutica richiedente”). Il funzionario di collegamento tra l’AIFA e l’autorità di controllo sanitario Europeo (EMEA) è proprio il dirigente arrestato con l’accusa di collusione e corruzione con le industrie farmaceutiche. Il Comitato “Giù le Mani dai Bambini” ricorda come sussista il rischio che la commercializzazione e la somministrazione ai bambini di Prozac© potrebbe – alla luce delle più recenti scoperte scientifiche – costituire un rischio concreto per i minori del nostro paese. Il Comitato rileva la stessa problematica anche per l’atomoxetina ‘Strattera”®, altro psicofarmaco sospettato di essere epatotossico al punto da pregiudicare gravemente ed irrimediabilmente il fegato, recentemente autorizzato per l’uso sui bambini agitati e distratti a scuola, anche di 6 anni.
L’ingerenza del marketing del farmaco sui giornalisti: corsi di formazione per insegnare - a gruppi di genitori favorevoli alla somministrazione di metanfetamine ai bambini - tecniche utili a ‘stimolare’ i giornalisti a confezionare servizi “pro-psicofarmaco ai minori”. Luca Poma: “Pressioni sistematiche sui media, documentata la crescente invadenza degli interessi delle multinazionali del farmaco”.
Il 16 novembre scorso presso l'Istituto Superiore di Sanità venne organizzato un evento in occasione del quale un gruppo di genitori propagandò l’uso di psicofarmaci ai bambini, evento organizzato in collaborazione con la Ketchum PR, l'agenzia di pubbliche relazioni che a livello internazionale segue anche i progetti di Novartis ed Ely Lilly, i due giganti del farmaco che producono questi contestati psicofarmaci per bambini. Dopo le aspre polemiche seguite a quell'evento - approdate all’epoca anche in Parlamento con diverse interrogazioni urgenti al Ministro della Salute, per il discutibile coinvolgimento dell'ente pubblico in operazioni di promozione degli psicofarmaci ai minori tali da recare di fatto beneficio ai produttori - la stessa Ketchum aveva fatto sapere di non volersi più occupare di questo dossier, al fine di non ingenerare la sensazione di un qualche conflitto d'interesse. “Così non è - dichiara Luca Poma, portavoce di Giù le Mani dai Bambini, il più rappresentativo comitato italiano per la farmacovigilanza in età pediatrica (www.giulemanidaibambini.org) - dal momento che referenti Ketchum erano presenti ad un raduno nazionale ‘pro-psicofarmaci ai bambini’ tenuto il 4 maggio scorso a Fiano Romano, dove hanno tenuto un seminario a genitori favorevoli a queste male-pratiche sanitarie, per ‘formarli’ sulle ‘tecniche’ utili per interloquire più efficacemente con i media e far passare ai giornalisti il messaggio dell’appropriatezza della somministrazione di metanfetamine ai bambini agitati e distratti. Come giornalista, resto sempre allibito per questi condizionamenti ‘striscianti’ ai danni dell’informazione libera ed indipendente, che non fanno altro che ‘falsare’ la nostra percezione delle cose, ed a portarci a cascata a fornire alla cittadinanza - sfruttando la nostra assoluta buona fede di operatori dell'informazione - notizie scientificamente davvero discutibili e ‘di parte’, spacciate per ‘verità’ laddove assolutamente non lo sono, notizie guarda caso favorevoli agli interessi finanziari e di marketing delle multinazionali del farmaco. Abbiamo inoltre ricevuto recentemente numerose segnalazioni da parte di giornalisti che sono stati contattati e stimolati a confezionare servizi favorevoli alla strategia di medicalizzazione del disagio portata avanti da queste industrie, e non parliamo di circostanze occasionali, bensì di una sistematica azione di condizionamento organizzata a tavolino: sarebbe opportuna a mio avviso una presa di posizione forte anche da parte dei colleghi e degli organismi rappresentativi dei nostri interessi, perchè se questi personaggi hanno intenzione di ridurci a meri portaborse e megafono di queste multinazionali hanno sbagliato nazione, è bene che in Italia ridimensionino immediatamente le loro discutibili aspirazioni”.
E' stata davvero dura, ma per il momento abbiamo evitato la messa in prova o addirittura l'assoluzione ottenendo il rinvio a giudizio dei due imputati minorenni che nel frattempo sono diventati maggiorenni. Sapevo di dovermi aspettare tante cattiverie ma non immaginavo davvero che si arrivasse fino a tanto, ma la cosa più indecente è stato il fatto di dover ascoltare le schifosissime argomentazioni dei loro avvocati senza poter avere la possibilità di intervenire perchè il processo minorile non permette la parola alla parte offesa.
Uno di loro ha tentato di ottenere una perizia in cui venisse dimostrata la sua incapacità di intendere e volere al momento dei fatti, fortunatamente non ci è riuscito in quanto la sua richiesta è stata rigettata dal GuP. Il suo avvocato ha cercato poi di far passare Carmela per una poco di buono descrivendo anzi il suo assistito come un poveretto ingenuo travolto da questa “diabolica femme fatale tredicenne” che andava addirittura in giro con i preservativi appresso. Provate ad immaginare la nostra rabbia ed il nostro disgusto, a lui rispondo solo VERGOGNATI DI CIO' CHE FAI PER CAMPARE!!!!!!!!!. Beh se siete riusciti ad immaginarla, ciò che avete immaginato non è nulla al confronto di quello che abbiamo provato ascoltando ciò che ha detto l'avvocato dell'altro imputato, al punto che un certo momento non ce l'ho più fatta ed ho dovuto alzarmi dicendo ad alta voce che dovevo uscire perchè il voltastomaco provocatomi da questo avvocato che io definisco ancora più immondo del suo assistito era divenuto insopportabile e l'unico modo per farlo passare sarebbe stato aggredire in aula questo bastardo indegno di essere definito uomo. In sintesi la sua arringa si può dividerla in tre fasi, la prima era basata sul “lecchinaggio” verso il Giudice che aveva lo scopo di indurlo a non essere solo un “passacarte” ma a prendere lui stesso il potere di assolvere questo animale, la seconda fase è stata la più disgustosa è stato circa una mezzoretta ad offendere in tutti i modi Carmela, descrivendola come una ninfomane e come una pazza e accusando noi genitori come incapaci di educarla e disinteressati nei suoi confronti tanto da lasciarla libera di fare cosa vuole e andare dove vuole, la terza fase è stata la più assurda in tutta la mia vita non ho mai ascoltato una arringa difensiva che si basa sulle minacce, infatti le uniche parole (evidentemente non esistono altri termini per descrivere il suo animale assistito) spese da questo avvocato, che con il suo modo di fare sicuramente non può essere un vanto per la sua categoria ma che anzi la deprezza in modo assolutamente disgustoso, per descrivere il suo degno cliente sono state UDITE... UDITE.... SAPETE CHI STATE CERCANDO DI CONDANNARE? IL FIGLIO DI UN MAFIOSO, SUO PADRE HA PRESO L'ERGASTOLO, E PROPRIO IN VIRTU' DI QUESTO NON AVREBBE MAI POTUTO COMPIERE QUESTO TIPO DI REATI..... lo scopo di queste frasi da lei pronunciate quale sarebbe? Dare una moralità alla cultura mafiosa vantandosene oppure minacciare più o meno velatamente qualcuno? Beh in entrambi i casi l'unica cosa che potrebbe fare per espiare la colpa di aver solo pensato questo è quella di recitare il mea culpa con la testa infilata in un tombino della fogna.
Ma come si fa, siamo davvero arrivati a toccare il fondo, in aula ho potuto solo fargli capire il mio totale ed immenso DISPREZZO, ma quì la bocca non me la tappa nessuno, figuriamoci se può tapparmela il suo pseudo-boss, lo definisco pseudo in quanto se davvero lo fosse sarebbe stato lui stesso a punire quell'essere indegno di figlio che ha messo al mondo, ma evidentemente così non è; in quanto a questo avvocato (anche lui molto pseudo), lo invito a guardarsi allo specchio con una foto dei suoi figli e interrogarsi con sincerità, il mio è un serio consiglio, perchè da ciò che ha dimostrato in aula lei di coscienza ne ha ben poca, se non addirittura ne è privo, e guardando i suoi figli si chieda come fare per evitare che un giorno (che io auguro non arrivi mai, ma non per lei perchè se lo meriterebbe tutto, ma solo per i suoi figli che non centrano nulla e sono comunque innocenti e piccoli) sia capace anche di difendere lo stupratore dei suoi figli solo ed esclusivamente per vile denaro, perchè il messaggio che è arrivato a molti dalla sua arringa è stato solo ed esclusivamente la sua pochezza umana e morale.
Io faccio un invito all'ordine degli avvocati, e prossimamente creeremo un'altra petizione al riguardo, quello di riunirvi e decidere di modificare le vostre linee di comportamento in aula, perchè se è giusto come è giusto che voi fate il vostro lavoro e dovete attaccarvi ad ogni cavillo per riuscire a difendere nel migliore dei modi i vostri clienti, e altrettanto giusto e sacrosanto che ci sono modi e modi di farlo e quello di usare la tattica di gettare fango e discredito sulle vittime dei reati dei vostri clienti, soprattutto quando si tratta di bambini e addirittura MORTI ANCHE A CAUSA DEI TRAUMI CONSEGUENTI AI REATI INUMANI E INDEGNI CHE I VOSTRI CLIENTI HANNO COMPIUTO, è sicuramente il modo di agire per cui la maggioranza delle persone vi guarda con disprezzo e vi stima molto ma molto di meno di quanto si possa stimare un topo di fogna appena uscito dal suo habitat naturale e riempie l'aria con il suo schifosissimo olezzo.
Comunque una cosa è certa il processo che si terrà il prossimo primo ottobre dovrà avere la giusta “vigilanza” che merita, perchè quì si stanno oltrepassando i limiti della dignità umana e civile, l'unica cosa positiva è che avendo osservato attentamente l'operato dei rappresentanti della giustizia in aula ( Giudice e Pubblico Ministero) per il momento mi sento finalmente un pò più fiducioso, bisogna però non abbassare la guardia ed aspettarsi sempre pugnalate alle spalle, perchè questo Paese non ha ancora perso il vizio di pugnalare i suoi cittadini alle spalle.
Questo è il succo di quanto accaduto a Taranto il 6 maggio scorso, ora sono rientrato a Napoli e stò avendo un pò di problemi con l'adsl, per cui se noterete che la mia presenza è un pò meno costante il motivo è questo, spero di risolvere questi problemi tecnici al più presto e ripartire con più animosità di prima ed organizzare i prossimi progetti dell'associazione.
Un abbraccio a tutti coloro che in questi giorni ciè stato vicino anche solo con il pensiero.
Ebbene si il fatidico momento è finalmente arrivato, sto preparando le valigie per andare a Taranto ed affrontare il primo di una lunga serie di processi che si celebreranno per dare giustizia a nostra figlia Carmela ed a noi, dovrei essere felice, invece stranamente sono molto teso e preoccupato, forse perchè sono consapevole delle cattiverie a cui andremo ad esporci e soprattutto la ormai scarsissima fiducia che ripongo nella giustizia italiana. Tutti a questo punto mi sconsigliano di fare questa affermazione, bisogna sempre avere fiducia nella giustizia, se non altro per non inimicarsela, ma che ci posso fare? La mia lingua è sempre attaccata al cervello e dalla mia bocca esce sempre e solo ciò che penso, sarà pure controproducente ma l'unica cosa di cui nessuno mi può accusare è sicuramente l'ipocrisia e l'opportunismo, spero soltanto di essere smentito ed essere costretto a chiedere scusa alla giustizia, allora vorrebbe dire che ha assolto al suo compito.
In tutto questo periodo ho cercato di attirare l'attenzione di tutti voi, ed ora ho bisogno di raccogliere i frutti di questo lavoro, non so ancora se ci saranno i media in questo primo processo ma comunque in ogni caso ci penserò io in questo blog ed in tutte le altre sedi che dovessi ritenere opportune, a rendere pubblico ciò che sarà fatto e ciò che non sarà fatto.
Da parte mia spero solo di riuscire a mantenere un minimo di contegno e controllare i miei sentimenti affinchè non mi si ritorcano conto, vorrei riuscire ad esprimere in quella sede tutti ma proprio tutti i miei sentimenti senza però esagerare ed in questo modo inconsapevolmente agevolare i bastardi che dovranno essere giudicati, sono certo solo di una cosa i miei sentimenti usciranno fuori tutti in ogni modo ed in qualsiasi caso.
Prego per questo mia figlia, affinchè mi stia vicino e mi dia la dorza di fare la cosa giusta, nella mia vita ne ho vissuti tanti di dolori e di fallimenti, ma mai come questa volta non posso e non voglio provare più questo genere di sensazione, solo lei può aiutarmi, solo lei può sapere cosa stò provando in quanto forse nemmeno io saprei descriverlo.
Incrocio le dita e vado, un abbraccio.
In questi giorni, sono un pò raccolto con me stesso per riordinare le idee e prepararmi ad affrontare i prossimi fondamentali eventi, continuo a leggere ad informarmi e continuo purtroppo a leggere le solite notizie di violenze sulle donne, di abusi su minori, di episodi di bullismo e fin qui purtroppo storie di “ordinaria inciviltà” a cui sembra quasi ci siamo abituati (naturalmente io mi dissocio totalmente da questa “abitudine”).
In questi giorni, devo ammettere, non ho tanta voglia di postare o commentare, o meglio non ho voglia di scaricare le mie rabbie ed i miei sentimenti in un blog, per riservarli esclusivamente alle sedi dei Tribunali in cui si svolgeranno i processi, ma non ho potuto fare a meno di restare inerme leggendo questa notizia.
A Basiglio, comune della periferia sud di Milano, due genitori da più di un mese non possono vedere i loro figli, che sono stati loro tolti e affidati a due diverse comunità. Il tutto per colpa di un disegno osè che sarebbe stato realizzato dalla figlia di 9 anni, in cui si rappresenterebbe un rapporto erotico tra fratelli. I genitori sono sconvolti e ripetono la loro innocenza e quella dei bambini.
Il giudice che ha disposto l'allontanamento aveva inoltre rilevato delle carenze scolastiche del figlio più grande di 13 anni, a sua detta "conferma della scarsa capacità dei genitori di seguirlo" (secondo questo ragionamento, come dice anche l'avvocato della famiglia, tutti coloro che vanno male a scuola dovrebbero essere allontanati). Comunque si attende la decisione del Tribunale per i Minorenni di Milano per il loro futuro.
Intanto si cercherà di capire chi sia stato il vero autore del disegno, visto che non è certo che sia stata la piccola a farlo. Per la perizia grafologica si dovrà ancora attendere lunedì prossimo e il 6 maggio verrà interrogata una psicologa, ma la bambina ha già negato il fatto, accusando una sua compagna di classe che la prendeva sempre in giro.
I genitori infatti raccontano di precedenti episodi di bullismo nei confronti del loro figli, trattati a calci e pugni per le loro modeste condizioni economiche. Sono state forse anche le origini meridionali della famiglia a scatenare tutta questa intolleranza.
Il sindaco del paese ovviamente rigetta tutte le accuse, mentre un gruppo di mamme sono pronte a marciare in segno di solidarietà. Ma dall'altra parte una mamma avrebbe commentato: "Finalmente abbiamo bonificato la scuola dalle piattole".
Hamelin fa notare quanto questo fatto sia sconcertante, soprattutto perchè si è puntato subito il dito accusatorio e non si sono considerati i fatti di bullismo. Anche Last Knight accusa l'ambiente "ricco" della città. Salpetti è dello stesso avviso. Rita Guma dell'Osservatorio sulla Legalità commenta infine che su tutta la vicenda ci si è dimenticati di considerare la "pista" della compagna di classe: infatti nessuno sa come gli educatori quanto possano essere cattivi i bambini, e mentre la bambina e il fratello stanno soffrendo perchè sono stati sottratti alla famiglia, la compagna "colpevole" è rimasta tranquillamente a casa.
A parte il fatto che in giro ho visto dare pochissimo risalto a questo episodio che io considero gravissimo e perfettamente eloquente per far capire quanto sia importante firmare la petizione http://firmiamo.it/controlliamoicontrollori , la cosa che più mi fa rabbia e mi provoca vero e proprio disgusto è constatare come persone che sono pagate per difendere e tutelare i minori e le loro famiglie continuino invece ad avere simili poteri di distruzione della famiglia e soprattutto di abbattimento morale e psicologico del minore. In questa vicenda si può facilmente notare come vengano sistematicamente calpestati i più fondamentali diritti dei minori e della famiglia stabiliti dalla convenzione di New York, e più precisamente il diritto incondizionato del minore di vivere insieme alla sua famiglia, il non considerare in nessun caso elemento discriminante la situazione economica della famiglia come specificamente previsto dalla stessa convenzione. Poi ci sono delle considerazioni che sfiorano il grottesco, infatti, non saprei proprio come definire un giudice che ritiene scarsamente capaci di seguire i figli, questi genitori solo perchè il maggiore non ha un buon profitto, a questo io aggiungo una considerazione dettata dal voltastomaco provocatomi dall'affermazione di quella mamma che si vede finalmente bonificata dalle piattole, a cui rispondo con ..............ma si che cazzo rispondo a fare ad una ignorante (ed ho voluto riservarle un complimento con questo termine) del genere. La cosa più grave è che queste vere e proprie discriminazioni sociali non si evidenziano soltanto nel comportamento di singoli deficienti di turno ma dall'intero sistema, infatti si può faclmente notare che nei confronti degli episodi di bullismo di cui questi due bambini sono stati vittime non è stato preso alcun provvedimento, come non lo è stato preso nei confronti di quella bimba che ha fatto lo scherzetto ed ha provocato tutto ciò (questo è ciò che insegnano le famiglie benestanti ai loro bambini? E' questa la capacità che il denaro da per essere idonei ad educare i propri figli?). Le mie considerazioni vengono da quanto ho potuto leggere, naturalmente non conoscendo nei dettagli i fatti, ma sono fortissimamente portato a credere in ciò che ho letto, per due semplici motivi, il primo è la nostra esperienza personale molto simile e il secondo che nessuno della controparte si è precipitato a smentire qualcosa.
Per il momento continuo a provare VERGOGNA DI ESSERE ITALIANO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!